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Durante il '500 ed il '600, era consueto, per i nobili genovesi,
farsi ritrarre dagli artisti contemporanei più famosi. Questi ritratti dei componenti della famiglia Balbi
diventarono una parte importante della loro collezione.
Nel '600 i Balbi che vivevano ad Antwerp nel Belgio erano amici di Antonio Van Dyck. Il padre dell'artista si occupava dello scambio di seta, come
del resto faceva la famiglia Balbi. Alcuni storici concordano che fu la famiglia Balbi a far venire l'artista a
Genova dove visse per quattro anni, dipingendo la nobiltà genovese, di cui faceva parte la famiglia Balbi.
Gerolamo Balbi commissionò diversi ritratti della figlia, Battina (in alto a destra ed in basso a destra),
e dei suoi figli Giò Paolo (a sinistra) e Bartolomeo, entrambi a cavallo. L'inventario di Gerolamo includeva
un ritratto di se stesso in costume da Senatore e uno di se stesso in compagnia di un cane. Il suo inventario comprendeva
anche i ritratti che Van Dyck fece dei suoi due nipoti, Giò Agostino ed Ottaviano Balbi quando erano bambini.
Un altro ritratto di Van Dyck potrebbe essere quello di Giò Agostino da adulto, ma che per il momento viene
classificato quale "soggetto sconosciuto" (a sinistra).
Nel 1730, furono selezionati i migliori 100 dipinti genovesi. Fra questi vennero incluse otto opere dalla collezione
di Francesco Maria Balbi II, nipote del primo marchese Balbi di Piovera. I Balbi compravano e vendevano i dipinti
quali agenti d'arte. Stefano Balbi si occupava dei dipinti di Tiziano, forse per motivi d'affari. La maggior parte
delle trattative di opere d'arte venivano fatte con Venezia e con minore intensità con la Svezia e la Spagna.
Nel 1802 la collezione della famiglia Balbi fu offerta al Sig. Irving che era il rappresentante del presidente
statunitense Buchanan a Genova. Più di cento anni dopo, altre parti della collezione furono donate a Woodrow
Wilson, presidente degli Stati Uniti. |
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